La parità scolastica. In perenne lista d’attesa

7 Luglio 2008

 

Comunicato Fidae n. 8/08

 

La libertà di scelta educativa delle famiglie e, quindi, la parità scolastica, è un diritto giuridico e costituzionale, così chiaramente fondato che sempre meno sono coloro che hanno il coraggio di contestarlo su un piano teorico. Non così, invece, su un piano pratico, dove, in maniera strisciante e mascherata, i pregiudizi e le ostilità si manifestano ovunque e senza soluzione di continuità. Le forme e le modalità sono diverse e a diversi livelli: si va dalle leggi finanziarie, alle leggi regionali sul diritto allo studio, dall’organizzazione degli apparati amministrativi centrali e periferici al rallentamento da un ufficio all’altro delle pratiche burocratiche da espletare, dall’esclusione all’accesso ai progetti didattici e formativi finanziati dal Ministero dell’istruzione  o dagli enti locali alla imposizione di tasse sugli immobili scolastici e addirittura sulla stessa attività scolastica equiparata a quelle di natura commerciale, dalle visite ispettive svolte in maniera fiscale alle interpretazioni rigoriste delle norme che riguardano la parità, ecc..
Una lista lunga che persegue un unico obiettivo: rendere difficile la vita alla scuola paritaria e quindi costringerla alla dismissione. Un obiettivo, purtroppo, in questi ultimi anni, spesso raggiunto con la triste conseguenza che gloriose scuole, fondate addirittura secoli fa, hanno dovuto chiudere i battenti, licenziare il personale dipendente, rifiutarsi alla pressante domanda educativa delle famiglie, sguarnire il territorio di una presenza culturale che era stato punto di riferimento per migliaia e migliaia di persone.

A fronte di questa situazione che cosa chiediamo noi rappresentanti delle scuole paritarie a questo Governo e agli Amministratori dei diversi enti regionali e locali? Una cosa semplice e onesta: nessun privilegio, ma anche nessuna discriminazione.
Come legittimi cittadini chiediamo che venga dato un riconoscimento non solo “formale” al diritto della libertà di scelta educativa dei genitori, perciò un idoneo finanziamento pubblico alle istituzioni scolastiche paritarie che tale diritto ad essi danno occasione e modo di poterlo effettivamente esercitare. Tale finanziamento non è a danno della scuola statale, non è un privilegio riconosciuto ad alcuni genitori a scapito di altri, ma semplicemente un atto che mette nelle condizioni di poter scegliere liberamente la scuola senza che una tale scelta significhi un aggravio economico aggiuntivo e, quindi, discriminatorio rispetto agli altri genitori che optano per una soluzione diversa.
 
Nella sua audizione del 10 giugno alla VII Commissione permanente della Camera, l’attuale ministro dell’Istruzione, on. Mariastella Gelmini, tracciando una breve rappresentazione di alcune urgenze e criticità del sistema scolastico nazionale e citando la legge 62 del 2000 ha riconosciuto l’esistenza del problema irrisolto della scuola paritaria e della necessità di una sua soluzione. E’ proprio in riferimento a questo contesto richiamato dal Ministro, cioè la qualità, l’autonomia, la sussidiarietà, il merito, la flessibilità, la diversificazione della domanda e dell’offerta educativa, la preminenza della persona-alunno, il diritto prioritario della famiglia di educare i figli, che noi proponiamo vada cercata la soluzione. In maniera “laica”, svincolata da pregiudizi ideologici e stereotipi ottocenteschi.
In questa prospettica e con questo metodo formuliamo alcune precise richieste ai politici dei due schieramenti e, in particolare naturalmente, a chi oggi ha la responsabilità di governare avendo avuto la maggioranza del consenso popolare.

  1. La prossima legge finanziaria 2009 deve prevedere un forte incremento del capitolo che riguarda il finanziamento della scuola paritaria, ad oggi irrisorio rispetto ai costi di gestione, alla qualità del servizio erogato, al numero degli alunni che la frequentano;

  2. Molte delle attuali leggi regionali sul diritto allo studio vanno modificate perché discriminando gli alunni della scuola paritaria contraddicono sia la Costituzione sia alcune leggi approvate dal Parlamento, come ad esempio  la legge n. 62 del 2000 e la legge n. 27 del 2006.

  3. Nella attuale  fase di riordino del Ministero della istruzione, al fine di perseguire veramente i declamati obiettivi della efficacia, dell’efficienza, della qualità, deve essere prevista una Direzione generale per la scuola paritaria, articolata in alcuni uffici, affinché per le scuole paritarie di competenza ci possa essere un referente sicuro e tecnicamente attrezzato a risolvere i suoi problemi; analogo discorso si ripropone presso le Direzioni regionali scolastiche

  4. La scuola paritaria al pari delle scuole statali deve poter accedere a tutti i progetti che il Ministero dell’istruzione o gli Enti locali finanziano per promuovere la qualità, l’ampliamento dell’offerta formativa, l’informatizzazione della didattica,  l’aggiornamento del personale, ecc.

  5. Devono essere soppresse tutte quelle norme che impongono carichi fiscali agli immobili dedicati ad uso scolastico e addirittura alla stessa attività didattica considerata impropriamente commerciale

 

A scanso di equivoci, queste richieste noi le formuliamo con un solo intendimento: rendere possibile il servizio che le scuole paritarie offrono all’intero Paese. Un servizio non di poco conto se si considera che la scuola e l’educazione sono, soprattutto oggi, una priorità assoluta per lo sviluppo civile ed economico, la carta vincente per garantirsi un futuro.

Le scuole paritarie cattoliche perseguono da sempre la qualità perché è proprio la qualità che garantisce di fatto il diritto di istruzione ed educazione di ogni alunno e di ogni famiglia e non invece la mera natura giuridica (pubblica o privata che sia ) di chi eroga (ad es. lo Stato) il servizio scolastico. Ma perchè questa qualità sia realizzabile ha bisogno di essere sostenuta anche economicamente dallo Stato.
Se questo è l’intento delle scuole paritarie, se lo Stato ha come obiettivo l’interesse di tutti senza discriminazioni di sorta, è giunta l’ora che la scuola paritaria non rimanga ancora nella lista d’attesa delle cose buone mai attuate a causa di pregiudizi infondati e anacronistici. Una scuola paritaria di qualità è una grandissima risorsa messa a disposizione di tutti. Farla morire è una responsabilità storica che nessuno che sia stato rivestito di autorità politica e amministrativa dovrebbe potersi assumere. Sostenere la scuola paritaria significa anche sostenere indirettamente la cosiddetta scuola statale perchè tra di esse si instaura un virtuoso confronto emulativo che induce naturalmente l’intero sistema educativo di istruzione e formazione a raggiungere standard di qualità sempre più alti. E questo è l’obiettivo importante che tutti i cittadini si attendono, anche perchè la distanza che separa l’Italia dall’Europa diventa drammaticamente di giorno in giorno sempre più grande.

 


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