LA SMEMORATEZZA DELL'INTELLIGENZA E DEL CUORE
27 Gennaio 2009
Comunicato Fidae n. 4/09
Giustamente, in questi giorni nei quali si celebra la cosiddetta “giornata della memoria” della Shoah, infuria la polemica su tutti i giornali e le televisioni per alcune interviste “negazioniste”, rilasciate da esponenti del movimento veterocattolico lefebriano. E’ la rivolta che nasce irresistibile dal profondo dell’umanità di ciascuno contro chi, di fronte ad ogni evidenza, di fronte a migliaia e migliaia di testimonianze e documenti inconfutabili si ostina caparbiamente a negare l’esistenza di uno dei fatti più drammatici e sconvolgenti della storia dell’uomo. Un atteggiamento fuori da ogni logica, decifrabile soltanto col ricorso a categorie della patologia della mente o ai più tenebrosi moti dell’animo.
Non è la prima volta, purtroppo, che si verificano tali episodi. Altre tragedie hanno subito, nel corso dei decenni, un simile destino: sono state o negate, o minimizzate, o addirittura giustificate. Si pensi, ad esempio, alle stragi del popolo armeno, alle purghe staliniste e maoiste, alle pulizie etniche e tribali africane, alle repressioni di Cuba, agli eccidi di massa del Laos, della Cambogia, del Vietnam. E la lista potrebbe ancora drammaticamente allungarsi di molto. Il delirio ideologico ha cercato di negare questi fatti, oppure di rimuoverli dalla coscienza per non sentirne il peso e la condanna e mettere in discussione i propri convincimenti, le proprie appartenenze politiche, i propri interessi economici. Anche in queste circostanze si trattava di centinaia di migliaia o addirittura di milioni di persone imprigionate, costrette ai lavori forzati, torturate, assassinate. Eppure molti hanno girato la testa altrove, hanno avuto la spudoratezza e l’arroganza di negare, o semplicemente non voler “ricordare”.
Ma la storia non può essere modificata a piacimento, non può essere riscritta. E’ già avvenuta e si pone di fronte a ciascuno con il peso oggettivo degli accadimenti. Una evidenza che per alcuni non è tale per supina e crassa ignoranza, per altri per l’offuscamento ideologico della mente. Ma nell’uno e nell’altro caso ci sono delle gravi responsabilità personali come pure di chi, preposto al governo delle istituzioni non ha fatto nulla o fatto troppo poco perché la verità fosse conosciuta. Anche la scuola a questo proposito deve interrogarsi per verificare se ha svolto il suo compito, se ha dato ai giovani l’opportunità di misurarsi con la storia, se ha offerto loro gli strumenti critici per maturare un giudizio obiettivo, oppure se ha preferito, per quieto vivere o per conformismo alla cultura dominante, evadere dalla realtà.
Ma ritornando alle tesi negazioniste della Shoah, bene ha fatto l’opinione pubblica a ribellarsi, bene ha fatto la comunità ebraica e il rabbinato di Israele a gridare il suo stupore e dolore, bene ha fatto Benedetto XVI a prendere le distanze e a condannare senza mezze misure il vescovo lefebriano Williamson, bene ha fatto chiunque nella propria famiglia, nella propria scuola, nel proprio ambiente di lavoro, nel proprio giornale, ha pronunciato parole di chiarezza ed espresso solidarietà al popolo ebraico, ha fatto sì che la “giornata della memoria” del 27 gennaio non fosse soltanto una retorica celebrazione. Perché ogni uomo, in nome della sua umanità, di fronte ad ogni tentativo di nascondere o minimizzare il sopruso, la violenza, deve sentirsi direttamente coinvolto e predisporre ogni mezzo perché la loro memoria non vada perduta e diventino un’esperienza che allontani il rischio di scivolare nuovamente all’indietro verso la barbarie.
La Presidenza nazionale
|