Marted́ 22 Maggio 2012

GIUSEPPE DOSSETTI (1913-1996)   

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Politico, padre fondatore della Costituzione italiana, riformatore e monaco

Giuseppe Dossetti nasce a Genova il 13 febbraio 1913. Dopo la laurea in giurisprudenza, inizia ad insegnare Diritto Ecclesiastico alla Cattolica di Milano e ad impegnarsi nella vita politica. Nel 1945 diventa vice segretario nazionale della Democrazia Cristiana e l’anno seguente è eletto all’Assemblea Costituente con l’incarico di elaborare il testo della Costituzione e di occuparsi, in particolare, dei “diritti e doveri dei cittadini”. Sono anni d’intensa lotta politica in cui Dossetti cerca di proporre una democrazia “sostanziale”. Egli critica la classe dirigente democristiana nel modo di concepire il partito politico: per lui, infatti, questo non doveva essere solamente un comitato elettorale a servizio del mondo cattolico e del governo, bensì un veicolo per diffondere una cultura politica non sottomessa a quella liberale. Inizia così ad acuirsi il suo contrasto con De Gasperi; resosi conto che non poteva combattere una battaglia culturale all’interno di un partito politico e vista l’impraticabilità della sua proposta politica, nel 1952 lascia la politica attiva. Costituisce a Bologna un Centro di Documentazione, l’attuale Istituto per le Scienze Religiose, nell’intento di favorire il rinnovamento della Chiesa attraverso lo studio nel campo delle scienze religiose. Nel 1954 accetta la candidatura a sindaco di Bologna e rimane nel consiglio comunale cittadino fino al 1958.

Intraprende una nuova strada che lo porta a pronunciare i voti religiosi nel 1956; tre anni dopo riceve l’ordinazione sacerdotale dal cardinale Lercaro, vescovo di Bologna, e sceglie di vivere nella povertà e nella semplicità. Fonda una comunità monastica, La Piccola Famiglia dell’Annunziata, a Monteveglio, alle pendici dei colli bolognesi, teatro di un efferato eccidio nazista in cui vennero crudelmente trucidate più di mille persone. 

Partecipa al Concilio Ecumenico Vaticano II come perito del suo vescovo.
Dal 1968 si ritira a vita monastica, dedicandosi alla guida delle sue comunità, nelle diverse sedi in Italia, Palestina e Giordania.

Nel 1994, dopo la vittoria elettorale del centro-destra, esce dal suo ritiro monastico per denunciare il pericolo di una modifica in senso presidenzialista della Costituzione italiana e il pericolo di un’evoluzione a destra nella vita politica nazionale. Nei suoi ultimi anni di vita, la sua voce si fa sentire più volte in difesa della Costituzione.

Muore il 15 dicembre 1996 in seguito a malattia e viene sepolto, per sua espressa volontà, nel cimitero che accoglie le vittime del nazifascismo nei pressi della comunità di Monteveglio.
Il suo messaggio rimane legato alla passione per il diritto, inteso come strumento di pace e giustizia. In particolare:

Il suo messaggio rimane legato alla passione per il diritto, inteso come strumento di pace e giustizia. In particolare:

  • La Costituzione come “grande patto per l’avvenire” sostenuto da persone che credono in valori morali e che s’impegnano nella creazione di una classe dirigente competente attraverso lo strumento del “partito politico”.
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  • Impegno politico inteso come un’opera di educazione e di formazione politica per la coscienza del popolo. Dossetti ha sempre insistito sulla gratuità: non ha mai voluto fare della politica la sua professione; per questo quando ha capito come andavano veramente le cose se n’è andato con semplicità. L’ostacolo più grande fu una certa cattolicità, contro cui bisognava, per Dossetti, operare più profondamente, in una cultura del tutto nuova e in una vita cristiana coerente.
  • Solo la riforma della Chiesa avrebbe consentito una diversa qualità della politica da parte dei cattolici. Per questo motivo Dossetti istituì l’Istituto per le Scienze Religiose, per costituire un centro scientifico di ricerca e documentazione in spirito di forte rinnovamento.
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  • Scelta di vivere nella povertà per essere dalla parte della società dimenticata.