|
|
||
Damiano Dolci Costruttore di pace e non-violenza “Non è il piacere o il dolore che ti detta quello che devi fare, devi vedere quanto è necessario nella società, e poi non importa se tu lasci la vita”. Nasce a Sesana (Ts) il 28 giugno 1926 e cresce in Lombardia. Conclusi gli studi artistici, si iscrive alla facoltà di Architettura a Milano. Nel dopoguerra, entra a far parte della comunità cristiana di accoglienza di Nomadelfia, sorta nel 1946 in Emilia in un ex campo di concentramento, allo scopo di assistere gli orfani della guerra. Nel 1952 si trasferisce a Trappeto, piccolo paese in provincia di Palermo, definito da Dolci “il paese più misero che ho mai visto”. Qui dà l’avvio alla sua attività a fianco dei più poveri, attraverso diverse iniziative di lotta nonviolenta con i contadini e i pescatori. L’obiettivo è di ottenere acqua, fognature, strade, lavoro e scolarizzazione. Il 14 ottobre ’52 inizia il suo primo digiuno di otto giorni in seguito alla morte di un bambino per fame e per freddo. Seguono: digiuni per la costruzione della diga sullo Jato (sarebbe stata costruita sette anni dopo) e per la lotta contro la pesca fuorilegge; lo sciopero “alla rovescia” di Partinico per la riattivazione di una strada intransitabile; le iniziative di riscatto sociale dei disoccupati e dei contadini; la marcia per la pace nel Vietnam; le manifestazioni per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza; le denunce documentate contro la mafia e i legami col mondo politico locale. In più di quarant’anni di attività, Danilo Dolci subisce minacce, denunce, arresti e condanne. E’ inoltre sottoposto al controllo delle forze dell’ordine che lo spiano e redigono rapporti informativi sul suo conto. Allo stesso tempo però riceve importanti riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui diversi premi per l’attività svolta nel settore della pace e della nonviolenza, molte candidature al Premio Nobel per la pace, la laurea honoris causa in Pedagogia. Ha sempre vissuto e lavorato fra Trappeto e Partinico, svolgendo la sua opera di promozione civile, culturale e educativa. Negli ultimi anni della sua vita ha promosso numerose iniziative di educazione alla pace e alla nonviolenza. Ha fondato il Centro studi e iniziative allo scopo di esplorare i nessi tra educazione, creatività e sviluppo nonviolento. Ha anche svolto, nelle scuole di tutta Italia e del mondo, seminari con bambini, genitori ed insegnanti perfezionando, così, il suo famoso “metodo maieutico”. Ha pubblicato moltissimi libri (saggi, raccolte di poesie ed inchieste) che sono stati tradotti in numerose lingue. E’ morto il 30 dicembre 1997. “Per riuscire a costruire un nuovo mondo di pace, occorre il coraggio, lo slancio di mettersi col nuovo, per scomodo e pericoloso che possa essere, o sembrare, il buttarsi in imprese più grandi di noi”. Il “mondo nuovo” di Danilo si è realizzato nelle battaglie nonviolente contro mafia e disoccupazione, a favore dei diritti, del lavoro e della dignità. Obiezione di coscienza: importante ma non sufficiente. Danilo preferisce parlare di obiezione/azione di coscienza perché ciò che è importante è produrre alternative. “Conta quanto e cosa si fa per il cambiamento”. La Nonviolenza è necessaria quando ci sono dei conflitti: bisogna porsi dal punto di vista dell’esperienza dell’altro e riuscire a collaborare. “E’ aiutare a riconoscere, in sé e negli altri, interessi, bisogni, identità, certe volte comuni, certe altre diversi. La crescita è sempre il prodotto di un complesso di condizioni maieutiche attuate”. “Il vero educatore educa tutti a comunicare e di conseguenza ad essere creativi. Il rispetto dei tempi di maturazione, concetto insito nella nonviolenza, è un concetto di rispetto per la vita”.
|