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Bologna, 23-24 marzo: Religiosità e scienze umane: oltre i “paradigmi del sospetto”

PISTE DI RICERCA MULTIDISCIPLINARI E PROBLEMI EPISTEMOLOGICI
Seminario nazionale – Bologna, 23/24 Marzo 2017
Dipartimento delle Arti – via Barberia, 4 – Aula Dioniso Fanciullo Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna – p.le Bacchelli, 4 – Aula “Sacro Cuore”

 

OBIETTIVI DEL SEMINARIO

Il Seminario si colloca nel solco di un impegno pluriennale di studi e ricerche sul tema della religiosità e dei processi educativi in un contesto, quale quello attuale, connotato da complessi fenomeni socioculturali e da dinamismi antropologici polimorfi. Il percorso già realizzato ha mostrato la fecondità di un approccio multidisciplinare (come d’altra parte è costante esperienza che ciò avvenga in tutti i campi di ricerca “di confine”), e il primo obbiettivo del Seminario è appunto il consolidare e sviluppare una prospettiva di condivisione del lavoro di ricerca sul tema della religiosità, nelle diverse aree delle scienze umane, con una specifica nuova attenzione al settore delle scienze religiose.

Questo nuovo progetto seminariale intende mettere a fuoco i diversi “paradigmi del sospetto” (vecchi e nuovi) che si possono individuare ancora nelle diverse scienze umane, allo scopo di promuovere più adeguate categorie di lettura, di tipo multidisciplinare, che ci aprano contemporaneamente nuove piste di ricerca e nuove possibilità di dibattito scientifico sul tema della religiosità, della sua formazione e della sua connessione con l’esperienza artistica.

Si parte dalla constatazione che l’attuale orizzonte culturale rimane, per molti versi, ampiamente caratterizzato dalla secolarizzazione e dalle filosofie “del sospetto”. Dobbiamo riconoscere in Marx, Freud e Nietzsche dei “maestri del sospetto”, in quanto iniziatori di un processo di “demistificazione” delle pretese della ragione umana di poter conoscere oggettivamente la realtà esterna ed interna alla coscienza. Da più di un secolo, la denunzia dell’illusione religiosa ha determinato una sorta di auto-censura pregiudiziale delle scienze umane nei confronti dell’oggetto religione, con esiti diversificati, in cui coesistono lunghi “silenzi” ed un’ampia messe di dati, innestati su paradigmi interpretativi molto variabili (e talvolta discutibili).

In questi decenni seguiti al “tramonto delle ideologie” abbiamo assistito ad un fiorire molteplice di “descrittori”, come “post-modernità”, “multiculturalismo”, “interculturalità”, “globalizzazione”, “scontro di civiltà”, ecc. che costituiscono tentativi di definizione, spesso riduttivi o parziali, delle complesse dinamiche del nostro tempo. La mancata, o insufficiente, teorizzazione, e l’assenza di un corrispondente linguaggio scientifico sul tema della religiosità si intreccia con rappresentazioni sociali diffuse, fortemente

svalutanti e riduttive del fenomeno religioso, tendenzialmente assimilato a superstizione e ignoranza, oppure, nella migliore delle ipotesi, identificato con aspetti emozionali e irrazionali, se non addirittura con la violenza tout court. Serve ricomprendere la religiosità, e la sua positiva valenza educativa, la sua relazione con la dimensione della creatività e le esperienze di espressione/fruizione artistica, relazione spesso soggetta ai medesimi paradigmi del sospetto già citati.

Al nostro primo obiettivo, relativo a più adeguate categorie di lettura multidisciplinari, da mettere in dialogo per avviare nuovi itinerari di ricerca, si aggiunge un secondo obbiettivo, perseguito già in questo seminario, vale a dire la divulgazione di un più adeguato quadro epistemico, che permetta di guardare alla religiosità e alle sue sfaccettature con minore parzialità e “sospetto”. Tale secondo obiettivo è intrinsecamente pedagogico e di grande rilevanza educativa, se solo si consideri come oggi appaia ampiamente sottovalutata l’importanza dell’esperienza religiosa nello sviluppo della qualità della vita, personale e sociale. La religiosità presenta infatti una sua potenza pacificante e innovativa, tale da determinare nuove forme di cittadinanza solidale, oltre qualsiasi nazionalismo e razzismo; ma essa presenta anche una sua pericolosità involutiva, in quanto se non educata può degradare ed involversi in forme di superstizione, di fanatismo aggressivo, e perfino di disturbo psichico.

Sono dunque essenziali gli sviluppi più recenti delle scienze umane e sociali in tema di religiosità: l’intero paradigma delle scienze umane, a partire dall’area filosofico-teologica e fino a tutte le concretizzazioni possibili (anche in termini di ricerca empirica), ha un ruolo decisivo nello sviluppo di una qualità della vita, personale e sociale, (da cui anche la sicurezza e la riduzione dei conflitti) nei contesti multiculturali e globali che caratterizzano le società contemporanee. Ma non è meno rilevante una nuova consapevolezza pedagogica, che tocchi i processi educativi nel loro complesso, e l’educazione religiosa in particolare.

Il Seminario è rivolto a studiosi accademici, a studenti e dottorandi, ad insegnanti ed educatori e a responsabili dell’educazione religiosa e della pastorale, come occasione di confronto e di stimolo per nuove ricerche sulla religiosità, anche nelle loro implicazioni pratiche ed operative.