Fidae Io Posso

Tuttoscuola: Fidae lancia il progetto che unisce le scuole di tutto il mondo per l’ambiente

“Dobbiamo prestare responsabilmente ascolto al grido della terra e ad attendere ai bisogni di chi è marginalizzato”. Lo scorso 1° settembre 2017 in una lettera congiunta Papa Francesco e il patriarca ecumenico Bartolomeo rivolgevano un appello urgente “per trovare una risposta concordata e collettiva, condivisa e responsabile alla sfida della crisi ecologica e del cambiamento climatico”.

I bambini e i ragazzi di tutto il mondo hanno accettato la sfida di Papa Francesco lanciata con l’enciclica del Laudato Si’ e hanno aderito al progetto internazionale IO POSSO!: per un anno si prenderanno cura della ‘casa comune’ e si impegneranno a migliorare l’ambiente in cui vivono utilizzando la metodologia Design for Change.

In Italia a lanciare l’iniziativa¸ rivolta a tutte le scuole, sarà la FIDAE (Federazione degli Istituti di Attività Educative – scuole cattoliche italiane) in collaborazione con CEC (Congregazione per l’Educazione Cattolica del Vaticano) e OIEC (Organizzazione delle scuole cattoliche nel mondo). L’evento si svolgerà il 19 maggio alle ore 9.15 presso il Green Park Hotel Pamphili (Via Lorenzo Mossa, 4), a cui sarà presente anche Monsignor Angelo Vincenzo Zani, Segretario della CEC.

“Crediamo che i nostri giovani possano cambiare il mondo”, ha detto Virginia Kaladich, presidente nazionale FIDAE. “Il 19 maggio sarà una giornata aperta a tutte le scuole che vorranno partecipare al progetto e aiutare i loro alunni ad affrontare questa sfida”.

IO POSSO! Per un anno i bambini e i ragazzi diventeranno i protagonisti di un cambiamento radicale e si adopereranno in prima persona per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (ODS) entro il 2030. Lavoreranno nelle aule delle scuole o nei centri educativi in modo critico, creativo e collaborativo, utilizzando la metodologia Design for Change (DFC).

“Stiamo cercando, attraverso il progetto IO POSSO!, di rispondere all’appello del Papa e sradicare la povertà, generare una maggiore cultura di pace e di incontro, umanizzare la società e rendere il mondo più sostenibile”, ha spiegato Juan Antonio Ojeda Ortiz dell’OIEC.

“Normalmente, nell’educazione tradizionale, si dice al bambino o al ragazzo cosa dovrebbe fare per prendersi cura dell’ambiente o per migliorare le relazioni con gli altri. Ma attraverso la metodologia Design for Change, cerchiamo di renderli capaci di proporre e di creare progetti di cambiamento e di miglioramento della realtà personale, sociale e ambientale in modo autonomo”.

Design for Change. È una metodologia nata in India dall’insegnante Kiran Bir Sethi e diffusa in 66 Paesi nel mondo. “Kiran Bir Sethi si rende conto che i suoi figli sono come degli sconosciuti nella scuola che frequentano. Decide allora di aprire lei una vera e propria scuola nel giardino della sua casa”, racconta Monica Cantón de Celis dell’OIEC. “È nata così nel 2001 la “The Riverside School”, che è diventata la seconda migliore scuola per i risultati accademici dell’India grazie alla metodologia di apprendimento messa a punto da Kiran. I bambini e i ragazzi non aspettano che siano gli adulti ad agire, non chiedono il loro permesso. Utilizzano l’empatia, la creatività, il pensiero critico, l’ideale condiviso per cambiare il mondo lavorando tutti insieme”.

Nel 2009 Kiran ha iniziato a diffondere il suo metodo nel resto dell’India e nel resto del mondo. Design for Change dà potere e fiducia agli studenti affinché si impegnino concretamente per la trasformazione e il miglioramento delle persone e dei contesti in cui vivono. Qualsiasi progetto o storia di cambiamento si compone di quattro semplici fasi: sentire la necessità o i problemi; immaginare nuove soluzioni; agire e costruire il cambiamento; condividere la loro storia per contagiare e ispirare più persone possibili. L’obiettivo è quello di realizzare una catena mondiale di bambini e giovani e cambiare passo dopo passo il mondo. Per farlo si mettono in gioco quattro competenze basilari (le quattro C): pensiero critico, creatività, collaborazione, comunicazione.

“Crediamo nella saggezza dei bambini”, continua Juan Antonio Ojeda Ortiz. “Ci dobbiamo fidare di loro: gli insegnanti devono fare un passo indietro in modo che i loro alunni diventino davvero i protagonisti dell’evento educativo. I bambini sono in grado di provare compassione, di immaginare una soluzione concreta e di portarla a termine. Come dice il Papa, i bambini sanno lavorare con il cuore, con la testa e con le mani. È il loro impegno che può trasformare la realtà sociale e ambientale del pianeta”.

PROGRAMMA DELL’INCONTRO:

La giornata del 19 maggio 2018 sarà orientata alla formazione dei dirigenti e docenti sia di scuole paritarie che statali sull’iniziativa internazionale e sulla metodologia “Design for Change, che verrà utilizzata nelle scuole per perseguire gli obiettivi del progetto.

L’incontro sarà il primo passo di un percorso che ci porterà, nel mese di novembre 2019, ad un evento internazionale che riunirà esponenti di tutti i paesi partecipanti.

 

PROGRAMMA

ore 9,15 – Accoglienza – Welcome coffee

ore 9,30

  • Introduzione
    • VIRGINIA KALADICH – Presidente Fidae
  • Intervengono:
    • JUAN ANTONIO OJEDA – Responsabile della promozione dei progetti scuola cattolica dell’OIEC – Consultore della CEC
    • ERNESTO DIACO – Direttore UNESU – CEI
    • CARINA ROSSA – Scholas Occurentes
    • E. MONS. ANGELO VINCENZO ZANI – Segretario della CEC
  • Presentazione del progetto
    • MÓNICA CANTÓN DE CELIS – Coordinatrice Design for Change Spagna

ore 13,30 – Fine lavori

La partecipazione è gratuita, la conferenza si terrà in italiano e spagnolo ed è prevista la traduzione simultanea (se desiderate avvalervene, le cuffie devono essere prenotate obbligatoriamente in fase di iscrizione).

Maggiori informazioni possono essere reperite alla pagina dell’evento, che sarà aggiornata costantemente.

Fonte | Tuttoscuola.it