Normativa Notizie

Coronavirus: FAQ Fidae


Rapporti con i dipendenti

1) Maturità: chi sono i lavoratori fragili ? in caso di maternità che differenza c’è tra lavoro fragile  e maternità a rischio? 2) Lavoratori fragili – in caso di 104 chi chiede? il dipendente o lo propone l’azienda?

Sono lavoratori fragili tutti coloro che, sottoposti a sorveglianza sanitaria «eccezionale», il medico competente (o, in mancanza, i servizi Inail) riconosce essere tali.
I lavoratori da sottoporre a sorveglianza sanitaria sono tutti gli over 55 ovvero quelli di età meno elevata ma portatori di patologie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche; ovvero di altri stati di salute che, in sede di sorveglianza sanitaria, vengano rilevati come costituenti «fragilità» nell’esposizione ai fattori epidemiologici.
L’art. 83 D.L. n. 34/2020 dispone che debba essere assicurata la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio, in ragione dell’età o della condizione di rischio derivante da immunodepressione, anche da patologia Covid, o da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita o comunque da comorbilità che possono caratterizzare una maggiore rischiosità.
Per i datori di lavoro che non sono tenuti alla nomina del medico competente, ferma restando la possibilità di nominarne uno per il periodo emergenziale, la sorveglianza sanitaria eccezionale può essere richiesta ai servizi territoriali Inail.
I lavoratori dichiarati fragili (trai quali ben possono rientrare, ad avviso del medico competente, anche le lavoratrici in gravidanza è i beneficiari della normativa di tutela di cui alla L. n. 104/1992), in base alla Circolare Miur n. 8464 del 28 maggio 2020, qualora impossibilitati a seguire i lavori in presenza, inclusa la prova d’esame, in conseguenza di specifiche disposizioni sanitarie connesse all’emergenza epidemiologica, debbono parteciparvi in videoconferenza o altra modalità telematica sincrona.
La maternità a rischio non costituisce motivo di fragilità bensì di collocamneto in astensione anticipata dal lavoro.
Il dipendente può chiedere il riconoscimento della fragilità ma la norma impone che essa sia rilevata dal datore di lavoro autonomamente in sede di sorveglianza sanitaria eccezionale.

Un insegnante può rifiutarsi di aderire alla cassa integrazione guadagni in deroga? E quali sono gli effetti previdenziali dell’attivazione della CIGD?

Fermo restando che la cassa integrazione guadagni in deroga (CIGD) è attivabile per i datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti o che, se con un numero mediamente superiore a 5, non versano al FIS, bisogna fare una distinzione

– datori di lavoro fino a 5 dipendenti: ai sensi dell’art. 22 del Decreto Legge c.d. Cura Italia non è previsto alcun accordo, né individuale con il lavoratore né con le OO.SS.;

– datori di lavoro mediamente con più di 5 dipendenti e che non versano al FIS: sempre ai sensi del citato art. 22, nella richiesta di attivazione della CIGD, effettuata secondo le procedure regionali, bisogna accludere l’accordo, anche di livello nazionale, concluso tra “le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro.”

In relazione agli effetti previdenziali dell’attivazione della CIGD, sempre l’art. 22 precisa che per il periodo di CIGD “[p]er i lavoratori è riconosciuta la contribuzione figurativa e i relativi oneri accessori.”

Per attivare la CIGD o il FIS, è necessario che i lavoratori abbiamo goduto delle ferie arretrate?

La legislazione vigente prima dello stato epidemiologico emergenziale prevedeva questo requisito. Con la dichiarazione dello stato di emergenza e l’emanazione della relativa legislazione, non è previsto il requisito dell’aver goduto integralmente delle ferie arretrate per poter attivare la CIGD o il FIS.

La circolare n. 47/2020 dell’INPS recita: “Si ritiene altresì che, considerata la ratio della norma di garantire tutele omogenee tra i diversi settori, seppur sottoposte a procedimenti concessori distinti, anche per la CIGD richiesta con la causale “COVID-19 nazionale”, come per la CIGO e l’assegno ordinario, l’eventuale presenza di ferie pregresse non è ostativa all’accoglimento dell’istanza (cfr. il messaggio INPS n. 3777/2019).”

Come datore di lavoro occupo fino a 5 dipendenti, posso attivare la cassa integrazione in deroga in base al decreto legge “Cura Italia”? Posso attivarla sia con riduzione dell’orario di lavoro e sia per sospensione dell’attività lavorativa?

Sì, è possibile attivare la CIGD per i datori di lavoro fino a 5 dipendenti e per quelli che non effettuano il versamento al Fondo di integrazione salariale.

La CIGD può essere richiesta per la sospensione dell’attività lavorativa.

In relazione all’attivazione della CIGD per riduzione dell’orario di lavoro, si rimanda alle disposizioni in materia dei singoli accordi stipulati a livello regionale.

 

In caso di attivazione del FIS o della CIGD, sotto il profilo retributivo, oltre a corrispondere l’indennità prevista dagli ammortizzatori sociali, ci sono altri vincoli del datore di lavoro che applica il CCNL AGIDAE Scuola?

In base all’accordo dell’AGIDAE con le OO.SS., i datori di lavoro si impegnano a mantenere, durante i suddetti periodi di attivazione del FIS/Cassa di integrazione in deroga, gli attuali livelli occupazionali e retributivi, corrispondendo ai lavoratori un’integrazione tale da consentire ai medesimi di percepire il 100% della normale retribuzione netta.

Salve, volevo informazioni relative ai contratti di “prestazione d’opera occasionale con esperto esterno”. Come vengono considerati dal programma ” Cura Italia”? Ci sono dei sussidi economici? E come procedere?

L’art. 44 prevede l’istituzione del Fondo per il reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori danneggiati dal virus COVID-19, con uno stanziamento da 300 milioni dedicato a tutti i lavoratori non coperti dalle precedenti misure, come ad esempio quelli iscritti alle Casse Professionali (avvocati, architetti, psicologi, ecc.), i lavoratori domestici e occasionali. È previsto l’emanazione di un decreto del ministero del Lavoro entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge “Cura Italia”

Come datore di lavoro, se applico il CCNL AGIDAE e occupo mediamente più di 5 dipendenti, posso attivare il FIS? Posso attivare il FIS con riduzione dell’orario di lavoro e non solo per la sospensione dell’attività lavorativa?

Sì, il FIS è attivabile sia per sospensione che riduzione di orario della prestazione lavorativa.

Art.22 Decreto: Il FIS viene applicato su tutta la retribuzione mensile o può essere relativo alla quota di lavoro non prestato? In altre parole: un docente che fa 12 ore di didattica on line su 18 ore di cattedra come viene trattato? O più estesamente, la didattica a distanza entra in questi calcolo?

L’accesso al FIS può essere richiesto anche per una quota di lavoro non prestato, che è compensato nella misura dell’80% della retribuzione ordinaria.
La didattica a distanza è considerata alla stregua di una prestazione lavorativa ordinaria.

Quali sono gli adempimenti per attivare il lavoro agile per i docenti?

DIDATTICA A DISTANZA ADEMPIMENTI OPERATIVI PER L’ATTIVAZIONE AL DI FUORI DEGLI AMBIENTI SCOLASTICI

In termini generali, se la didattica a distanza è impartita da una postazione sita all’interno della scuola, si tratta di uno svolgimento ordinario della mansione lavorativa della funzione docente e non di una manifestazione del c.d. “lavoro agile.” Non va confuso, quindi, il lavoro agile con la didattica a distanza, in quanto questa si può attuare anche prescindendo da quello (se il docente, come è stato detto, impartisce la lezione da una postazione sita all’interno della scuola).

È bene inoltre chiarire che alcune attività strumentali alla didattica (ad esempio, la partecipazione alle riunioni degli organi collegiali in modalità videoconferenza, i colloqui con i genitori via Skype, la correzione degli elaborati inviati telematicamente dagli alunni, la preparazione delle lezioni, la compilazione telematica delle schede valutative) possono già essere effettuate fuori dei locali scolastici, in quanto proprie della funzione docente e ad essa strettamente collegate ma diverse dalla lezione frontale; e ciò senza integrare una forma di lavoro agile, come reso esplicito dall’art. 28, comma 3, C.C.N.L. AGIDAE, che già le disciplina, implicitamente consentendo che siano effettuate in ambienti diversi da quelli della scuola. Per le stesse ragioni senza ricadere nel lavoro agile potrebbero essere svolte in videoconferenza o in conferenza telefonica le attività accessorie per il funzionamento della scuola di cui al successivo art. 47, comma 18 (attività di programmazione, progettazione, revisione e gestione del PTOF, incontri collegiali con i genitori).

Assodato che la didattica a distanza svolta dal docente al di fuori degli ambienti scolastici, fermo restando le disposizioni in materia di lavoro agile applicabili al settore privato (cfr. la FAQ “lavoro agile” sul sito della FIDAE), rientra nella tipologia lavorativa “lavoro agile” o “smart working”, il datore di lavoro deve in ogni caso garantire la salute e la sicurezza del lavoratore impiegato nel lavoro agile e consegnargli un’informativa scritta nella quale siano individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto (in allegato).

Gli obblighi di informativa sulla salute e sicurezza nel lavoro agile nei confronti dei lavoratori e dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) sono assolti in via telematica.
Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto all’esecuzione della prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall’INAIL nella Circolare n. 48/2017.

Gli uffici amministrativi della scuola o il consulente del lavoro, come di rito, provvedono a effettuare la comunicazione telematica semplifica all’INAIL (le informazioni tecniche sono disponibili al link: https://www.lavoro.gov.it/strumenti-e-servizi/smart-working/Pagine/default.aspx ).

[SCARICA L’INFORMATIVA DELL’INAIL AI LAVORATORI]

 

In caso di attivazione della didattica a distanza, i docenti possono operare nei locali scolastici?

Sì, fermo restando il rispetto delle norme igienico-sanitarie.

È possibile attivare il c.d. lavoro agile per il personale dipendente?

Per attivarlo, occorrerebbe il consenso del lavoratore. Il DPCM 4 marzo 2020 prevede che il lavoro agile può essere attuato anche senza accordi individuali. È necessario però effettuare la comunicazione all’INAIL, che deve avvenire in modalità telematica.

Per un importante approfondimento sulla materia, scarica l’articolo dell’avv. E. Montemarano “Lavoro agile nella scuola paritaria”

Gestione scolastica

La prof.ssa di ginnastica sottopone un quesito: se un bimbo si fa male durante la lezione online c’è qualche responsabilità?

La stessa responsabilità che avrebbe a scuola, se la causa dell’infortunio è riconducibile alla docente (es. se ha assegnato un esercizio inadeguato). Per il resto occorre interloquire con assicuratore o broker per le coperture assicurative.

È legale lo svolgimento del collegio dei docenti a distanza?

Sì, perché è in linea con gli attuali strumenti utilizzati e permessi dalla normativa in questo momento.

L’unico strumento che le scuole – visto che ci considerano aziende – potrebbero attuare in caso di crisi economica sono gli ammortizzatori sociali. Tuttavia… la scuola non li può applicare altrimenti si configurerebbe una interruzione di pubblico servizio e, se dovessero essere troppo le insolvenze, si rischia il fallimento… Quindi cosa facciamo? considerato che stanno chiudendo (definitivamente) attività (ecc…), diversi genitori in cassa integrazione… cosa facciamo? la preghiera serve per la vita ma non basta per la busta paga. La domanda è semplice: è lecito per le scuole l’uso degli ammortizzatori sociali?

Il DL 17 marzo 2020, n. 18, agli artt. 19-22 (Titolo II – Misure a sostegno del lavoro / Capo I – Estensione delle misure speciali in tema di ammortizzatori sociali per tutto il territorio nazionale), è molto chiaro nell’estendere a tutti i datori di lavoro la possibilità di ricorso agli ammortizzatori sociali e, dunque, anche alle scuole paritarie private.
Di conseguenza:
a) per tutti i datori di lavoro, che occupano mediamente più di cinque dipendenti, attualmente sottoposti al contributo del FIS si potranno attivare le procedure di cui all’art. 19 del citato Decreto Legge 18/2020;
b) per tutti gli altri datori di lavoro, a prescindere dal numero dei dipendenti in servizio al 23 febbraio 2020, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro, è attivabile la procedura di cui all’art. 22, comma 1 del DL . 18/2020 (Cassa integrazione in deroga); tale procedura si applica anche nei confronti di tutti gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, ove non rientranti nella tutela del FIS e a prescindere dal numero dei dipendenti in forza al 23 febbraio 2020.

Se la Scuola primaria paritaria adotta le Misure della cassa integrazione in deroga o del Fis e quindi le insegnanti non sono più una servizio i bambini non corrono il rischio di vedere invalidato l’anno scolastico? Dal momento che in sostanza le maestre sono inoccupate e non svolgono, almeno formalmente, l’attività sofistica? Grazie

Nella nota 388 del 17 marzo 2020 “Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza per il sistema educativo di istruzione e di formazione” del

Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, dott. Marco BRUSCHI, si legge che “l’emergenza sanitaria che l’Italia sta attraversando ha reso necessari, nell’arco di pochi giorni, provvedimenti che richiedono al Dirigente scolastico, nell’ambito del più ampio esercizio delle sue prerogative, di “attivare per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.
Non si tratta, voglio sottolinearlo, di un adempimento formale, perché nulla di meramente formale può essere richiesto in un frangente come questo. Occorre ritornare, al di fuori della logica dell’adempimento e della quantificazione, alle coordinate essenziali dell’azione del sistema scolastico.”
L’attivazione della didattica a distanza, pertanto, non costituisce un adempimento formale anche se fortemente sollecitato dal Ministero dell’Istruzione. Tuttavia, in questa gravissima situazione, è facile constatare che ciò che importa maggiormente non è soltanto e unicamente l’assolvimento degli obblighi formali dell’istituzione scolastica quanto piuttosto la sua responsabilità educativa. Assicurare la continuità educativa costituisce un imperativo morale per le nostre scuole, anche in considerazione degli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, anche gratuitamente (cfr. la sezione del sito FIDAE dedicata alla didattica a distanza: https://www.fidae.it/risorse/).  L’attivazione della didattica a distanza costituisce altresì l’espressione di un corretto rapporto con la comunità educante nel suo complesso. Nel rapporto con gli studenti che non si vedono privati del diritto / dovere all’istruzione, con le famiglie che pagano responsabilmente la retta scolastica, con gli insegnanti che sono messi nella condizione di poter continuare a svolgere il proprio lavoro, con il contesto sociale nella sua interezza che previene fenomeni di demotivazione e alienazione.
Ciò premesso:
– se la scuola accede alla cassa integrazione in deroga o al FIS per i propri lavoratori, essi non possono essere impegnati nelle attività d’insegnamento, anche a distanza, per la quota oraria di riduzione o per la durata della sospensione della prestazione lavorativa;
– la didattica a distanza costituisce svolgimento di ordinaria mansione lavorativa per gli insegnanti (cfr. FAQ FIDAE: https://www.fidae.it/coronavirus-faq-fidae/).
Rispetto alla questione della validità dell’anno scolastico, in questo momento si ha solo una dichiarazione del Ministro dell’Istruzione. Non c’è nulla di ufficiale.

Art. 63: premio lavoratori dipendenti per marzo 2020 Come si attiva? A chi spetta il pagamento?

Il Decreto Legge n. 18 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo 2020, ha previsto, tra le altre disposizioni, all’art. 63, un premio per i lavoratori dipendenti. Il premio ammonta a 100 euro, da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella sede di lavoro nel mese di marzo 2020. Ad esempio, chi ha continuato a lavorare nel mese di marzo, ma ha preso 10 giorni di ferie riceverà circa 66 euro netti in più. Il premio va ai lavoratori dipendenti con un reddito complessivo dell’anno precedente non superiore a 40.000 euro e non concorre alla formazione del reddito, ossia si tratta di un riconoscimento esentasse.

Il premio è pagato sulla busta paga relativa al mese di aprile, quindi sullo stipendio pagato o a fine aprile o a maggio. I sostituti d’imposta – ossia i datori di lavoro – riconoscono, in via automatica, il premio, anticipando l’importo e, così come accade per l’assegno per il nucleo familiare, poi possono compensare l’incentivo erogato in busta paga mediante l’istituto di cui all’art. 17 del D.Lgs. 241/1997 (cfr. co. 3 dell’art. 63 del Dl 18/2020).

Circa le disposizioni rigurardanti gli adempimenti contributivi e fiscali di cui agli artt. 60 e ss. del Decreto “Cura Italia”, i contributi a carico del dipendente e che il datore di lavoro trattiene sono da versare regolarmente entro i termini ordinari?

La posizione dell’INPS è che tali somme sono state trattenute dal datore di lavoro al lavoratore e che quindi sono da versare entro i termini ordinari.
La circolare INPS numero 37 del 12 marzo 2020, infatti, al punto 1 recita: “Il datore di lavoro privato o il committente sono responsabili del versamento della quota a carico del lavoratore e pertanto nel caso in cui essi usufruiscono della sospensione contributiva verrà sospesa sia la quota a suo carico sia quella a carico del lavoratore. Il datore di lavoro o il committente che sospende il versamento della contribuzione ma che contemporaneamente opera la trattenuta della quota a carico del lavoratore è tenuto obbligatoriamente a versare quest’ultima alle ordinarie scadenze legali di versamento “

L’anno scolastico sarà valido con meno di 200 giorni di lezione?

Testo Unico art. 74
CAPO V – Calendario scolastico
Art. 74 – Calendario scolastico per le scuole di ogni ordine e grado
(modificato dal DL 28 giugno 1995 n. 253, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 1995, n. 352)
7 – bis. La determinazione delle date di inizio e di conclusione delle lezioni ed il calendario delle festività di cui ai commi 5 e 7 devono essere tali da consentire, oltre allo svolgimento di almeno 200 giorni di effettive lezioni, la destinazione aggiuntiva di un congruo numero di giorni per lo svolgimento, anche antimeridiano, degli interventi di cui all’art. 193 – bis, comma 1.

Gli atti normativi adottati, come in altre situazioni similari del passato, garantiscono la validità dell’anno scolastico, per le specifiche situazioni determinatesi, derogando al complesso dei 200 giorni di lezione di cui all’articolo 74 del Testo Unico […]

Nota prof  278 del 6 marzo 2020 . “La specificità dell’istituzione scolastica concerne, peraltro, il servizio di istruzione, costituzionalmente garantito. Gli atti normativi adottati, come in altre situazioni similari del passato, garantiscono la validità dell’anno scolastico, per le specifiche situazioni determinatesi, derogando al complesso dei 200 giorni di lezione … “

Dunque l’anno scolastico sarà valido anche con meno di 200 gg. di lezione.

Quali attività la scuola può svolgere con la sospensione delle attività didattiche di cui al DPCM del 4 marzo 2020?

Il DPCM del 4 marzo 2020, parla di sospensione dell’attività didattica. Pertanto, fermo restando il rispetto delle norme igienico-sanitarie, la scuola è aperta alle altre attività. Deve essere chiaro che il nuovo decreto del 4/3/2020 non sostituisce il DPCM del 1° marzo 2020.

Il DPCM del 1° marzo 2020 modula le disposizioni normative in considerazione delle diverse aree del Paese, quali:

Allegati 1 al DPCM, la c.d. zona rossa, che comprende i seguenti comuni:
nella Regione Lombardia: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo,San Fiorano, Somaglia,Terranova dei Passerini.
nella Regione Veneto: Vo’.

Allegato 2 al DPCM che comprende:

Regioni: Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto.
Province: Pesaro e Urbino, Savona.

Allegato 3 al DPCM che comprende:

Province: Bergamo, Lodi, Piacenza, Cremona.

Allegato 4 al DPCM che riporta le misure da applicare sempre e in tutte le aree del Paese.

Didattica a distanza

È necessario documentare l’attività e i tempi di svolgimento della didattica a distanza?

Sì, si devono documentare le attività svolte nell’ambito della didattica a distanza mediante i sistemi di tracciamento previsti dagli strumenti tecnologici utilizzati. In caso di non disponibilità di detti strumenti di tracciamento, è necessario che il personale impegnato predisponga dei prospetti dell’attività svolta e degli orari di insegnamento a distanza.

 

Portare avanti la didattica a distanza, richiede interazioni con gli alunni, invio di video…agli alunni della propria classe. Volendosi, il docente, tutelare rispetto all’utilizzo che i genitori potrebbero fare dei propri video, c’è la possibilità di garantirsi con un accordo di non divulgazione? Come potrebbe realizzarsi?

Occorre fare riferimento a quanto già l’Istituto ha stabilito nella propria documentazione relativa alla Privacy e consultare in merito il proprio Data Protection Officer, se nominato.
In ogni caso, le istruzioni alle famiglie sull’utilizzo dei materiali prodotti nell’ambito della didattica digitale devono provenire in modo ufficiale dall’ente gestore e non essere affidate ad un accordo tra singolo docente e famiglia

Per effettuare la didattica a distanza è necessario il consenso dei genitori degli studenti?

A seguito dell’emergenza Coronavirus l’adozione della formazione a distanza rientra negli adempimenti normativi e legali previsti dal Governo. Pertanto non occorre l’autorizzazione o il consenso da parte dei genitori o alunni (se maggiorenni) bensì un’informazione (scarica informativa) che va pubblicata sul sito avvertendo i genitori e/o alunni, attraverso ad es. il registro elettronico oppure attraverso una mail, in cui si dice semplicemente che è stata pubblicata l’informativa sul sito della scuola, indicando il corrispondente link.

La comunicazione da inviare ai genitori e pubblicare sul sito potrebbe essere del presente tenore:


Ai genitori degli alunni della scuola e agli studenti maggiorenni
E’ disponibile sul sito della scuola (al seguente link ……………………………….) la INFORMATIVA AI SENSI DELL’ART. 13 DEL REGOLAMENTO UE N. 679/2016 DEL 27 APRILE 2016 SULLO SVOLGIMENTO DELL’ATTIVITA’ “FORMATIVA A DISTANZA”


 

Per effettuare la didattica a distanza ci sono degli adempimenti in materia di privacy in relazione al personale scolastico?

A seguito dell’emergenza coronavirus l’adozione della formazione a distanza rientra negli adempimenti normativi e legali previsti dal Governo. Pertanto non ricorrono adempimenti particolari nei confronti del personale scolastico, se non la consegna, anche tramite email, dell’informativa allegata (scarica informativa).

Per attivare la didattica a distanza quali attenzioni avere?

Attenzione, innanzitutto, al principio generale, che prescinde dalla situazione attuale, della corretta sorveglianza delle comunicazioni tra alunni e docenti, in modo da evitare che si instaurino comunicazioni tra privati. Si potrebbero aprire delle falle nel sistema di controllo.

Rapporto con le famiglie

Buongiorno, la presente, per chiederVi, se possibile, un cortese chiarimento. La scuola dell’infanzia frequentata dai miei figli, nonostante non abbia attivato alcuna didattica a distanza, chiede il pagamento anticipato delle mensilità di aprile maggio giugno. Ritenete corretto tale modus? L’anno scolastico, come da disposizioni ministeriali, ha durata sino a giugno ed attualmente è interrotto e nessun tipo didattica nemmeno a distanza è fornita. Ritengo che nel caso di specie trovino applicazione le norme dei codice civile in materia di impossibilità sopravvenuta della prestazione. Attendo Vs. Vi ringrazio e Vi saluto cordialmente

Per i quesiti relativi alla scuola dell’infanzia è necessario rivolgersi alla FISM. Segnaliamo per eventuali contatti il sito della FISM www.fism.net .

Con la chiusura sospensione delle attività scolastiche, i genitori sono tenuti al pagamento della retta?

  • Il pagamento della retta, pur articolata mensilmente, costituisce il pagamento di un servizio educativo che ha il suo riferimento nell’anno scolastico. A maggior ragione, se il servizio educativo è garantito anche tramite didattica a distanza, come in questa situazione di emergenza
  • La retta scolastica è corrispettivo delle prestazioni rese dalla scuola per l’intero anno scolastico e non per i singoli giorni di effettiva presenza a scuola degli alunni, indipendentemente dalle cadenze con cui avvengono i pagamenti, sicché la pretesa di essere esonerati dal pagamento della retta per i giorni di chiusura per il coronavirus non può avere alcun fondamento


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