Prassi Antibullismo

La prassi di riferimento UNI/PdR 42:2018 “Prevenzione e contrasto del bullismo”, nata dalla collaborazione del tavolo di lavoro promosso da Accredia, che ha visto il coinvolgimento di FIDAE (la Federazione rappresentativa delle scuole cattoliche italiane), ISRE (Istituto Internazionale Salesiano di Ricerca Educativa) e MOIGE (Movimento Italiano Genitori).

Al Tavolo hanno partecipato anche rappresentanti dell’avvocatura e della magistratura.

La prassi di riferimento individua i criteri per prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo, attraverso l’utilizzo di un sistema di gestione applicabile in tutti gli istituti scolastici e formativi di ogni ordine e grado, e più in generale a tutte le organizzazioni, anche non scolastiche, rivolte ai minorenni.
Redatta sia in italiano che in inglese per poter essere applicabile anche a livello internazionale, già oggi si segnala l’avvio di un progetto per l’adozione della prassi in oltre 60 scuole albanesi.

Il fenomeno in Italia
Secondo i più recenti dati ISTAT in Italia un ragazzino su due è vittima di episodi di bullismo e l’età più a rischio è quella compresa tra gli 11 e i 17 anni. Gli atti di prepotenza si ripetono con una frequenza settimanale nel 9,1% dei casi e, ad essere più colpite sono le femmine (20,9%) rispetto ai maschi (18,8%). Differenze anche tra Nord e Sud Italia: il fenomeno è più diffuso nelle regioni settentrionali, dove la media raggiunge il 23% e supera il 57% se si considerano anche le azioni avvenute sporadicamente.

La prassi UNI/PdR 42:2018
La prassi di riferimento definisce le caratteristiche per un sistema di gestione che affronti e prevenga il rischio di comportamenti violenti nei confronti di minori e di condotte dannose alla formazione della loro personalità. La prassi UNI fornisce alle organizzazioni che si rivolgono ai minorenni le linee guida per applicare in modo efficace le prescrizioni di legge sul bullismo e sul cyberbullismo, può quindi essere uno strumento utile per individuare gli specifici rischi di bullismo che esistono all’interno dell’organizzazione, comunicare con efficacia all’esterno le proprie strategie antibullismo, rafforzare la fiducia delle famiglie e della società nei confronti delle scuole e delle organizzazioni che ospitano minori e favorire un approccio multidisciplinare al contrasto del fenomeno.
bullismoTali strutture potranno ottenere una certificazione rilasciata da un organismo accreditato, così da poter dimostrare l’adozione e la realizzazione delle misure antibullismo: opportunità che rappresenta una novità assoluta nel panorama delle certificazioni in Italia e nel mondo.

La scuola o l’organizzazione non scolastica che applica la prassi dovrà adottare e rendere pubblico un documento nel quale si impegna a definire e attivare tutte le misure di prevenzione e di contrasto del bullismo, illustrando obiettivi, politiche e strategie da seguire.
Chi si impegnerà a seguire la prassi dovrà garantire la corretta vigilanza sugli alunni all’interno dell’ambiente scolastico e negli spazi esterni nei quali si svolge l’attività didattica, attraverso l’elaborazione di un piano di vigilanza che indichi gli addetti preposti e la postazione in cui devono essere presenti.
Ogni anno la scuola dovrà definire le azioni che prevede di attivare per migliorare la capacità di prevenzione e contrasto del bullismo. Il piano, adottato nelle prime settimane dell’anno scolastico dovrà contenere obiettivi misurabili come: numero ed esito delle azioni legali promosse dalle famiglie contro la scuola o suoi addetti per fatti di bullismo, numero di reclami per episodi di bullismo, percentuale di risposte positive ai questionari antibullismo, percentuale di adesione ad attività di sensibilizzazione antibullismo etc…

I requisiti di un “sistema antibullismo”:

  1. definizione e divulgazione della “politica antibullismo”;
  2. predisposizione di un “piano della vigilanza”;
  3. predisposizione ed aggiornamento annuale di un documento di “valutazione dei rischi di bullismo”;
  4. definizione periodica di un “piano antibullismo”;
  5. comunicazione all’utenza e a tutte le altre parti interessate delle azioni adottate per garantire la prevenzione ed il contrasto del bullismo;
  6. definizione di un “sistema sanzionatorio antibullismo”;
  7. definizione di una “procedura per l’individuazione e la gestione delle criticità relative al bullismo”;
  8. nomina di una “Commissione Antibullismo” rappresentativa di tutte le parti interessate;
  9. adozione e periodico aggiornamento di un “piano di formazione antibullismo”;
  10. svolgimento periodico di “audit antibullismo” programmati e a sorpresa.
Fonte | uni.com