IL MANIFESTO FIDAE 2026: UNA BUSSOLA PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

27 Agosto 2026

Al  termine della sessione ordinaria del Consiglio Nazionale della FIDAE ETS, riunitosi a Trani dal 21 al 23 agosto 2026, desideriamo consegnare alle nostre scuole il Manifesto 2026, nato dalle riflessioni sull’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas.

Lo affidiamo alle scuole alla vigilia del nuovo anno scolastico perché non sia semplicemente un documento da leggere, ma una bussola capace di orientare le nostre scelte, le relazioni e la vita delle comunità educative.

I tre impegni indicati dal Manifesto – custodire l’umano, ricostruire comunità, generare futuro – possono diventare altrettante occasioni di confronto nei Collegi dei docenti, negli incontri con le famiglie e nei momenti di formazione.

1. CUSTODIRE L’UMANO

Il primo impegno ci ricorda che la dignità della persona viene prima delle sue prestazioni. La fragilità, il limite, l’errore non sono semplicemente problemi da risolvere, ma dimensioni della persona da accogliere e accompagnare.

Alcuni possibili stimoli:

  • Nella nostra scuola la persona viene davvero prima del rendimento?
  • Quali studenti rischiano maggiormente di sentirsi esclusi, non riconosciuti o semplicemente “non all’altezza”?
  • Come educhiamo al rispetto della dignità dell’altro, soprattutto di chi è fragile o diverso?
  • Le nostre regole e i nostri criteri organizzativi favoriscono realmente inclusione e giustizia?
  • Sappiamo riconoscere anche le fragilità degli adulti – docenti, genitori, educatori – come parte della vita della comunità?
  • La valutazione che proponiamo agli studenti è realmente uno strumento per accompagnare il loro percorso di crescita, oppure rischia di essere vissuta prevalentemente come giudizio sulla persona?
  • Come possiamo valorizzare maggiormente la valutazione formativa, aiutando lo studente a comprendere i propri progressi, le difficoltà incontrate e i passi ancora da compiere?
  • Sappiamo considerare l’errore non solo come qualcosa da correggere, ma anche come una possibilità di apprendimento e di crescita? Quale valore pedagogico attribuiamo all’errore nella nostra pratica educativa?
  • Come possiamo creare un clima in cui lo studente non abbia paura di sbagliare, ma possa vivere l’errore come parte naturale del processo di apprendimento?

Per un confronto con i genitori: quali sono oggi le fragilità dei nostri ragazzi che la scuola e la famiglia fanno più fatica a vedere? E come possiamo aiutarli a vivere l’errore e l’insuccesso non come un fallimento personale, ma come un’occasione per imparare, crescere e scoprire nuove possibilità?

2. RICOSTRUIRE COMUNITÀ

La comunità educante non nasce semplicemente dalla presenza di molte persone, ma dalla capacità di costruire legami, condividere responsabilità e perseguire un bene comune.

Il Manifesto ci invita in particolare a superare la logica della semplice collaborazione per riscoprire la corresponsabilità educativa delle famiglie. Questo richiede anche di accompagnare e formare i genitori che assumono un ruolo di rappresentanza, affinché possano essere non semplici portavoce, ma autentici facilitatori del dialogo e della partecipazione all’interno della comunità scolastica.

Alcuni possibili stimoli:

  • I genitori sono realmente coinvolti nella vita della scuola o soprattutto informati sulle decisioni già prese?
  • Quali occasioni esistono per ascoltare le loro esperienze, competenze e proposte?
  • Come affrontiamo i momenti di conflitto tra scuola e famiglia?
  • Come possiamo accompagnare e formare i genitori rappresentanti perché vivano il loro ruolo come un servizio alla comunità e una responsabilità educativa condivisa?
  • Quali competenze e strumenti potrebbero essere utili ai genitori rappresentanti per favorire il dialogo tra famiglie e scuola, ascoltare le diverse esigenze e contribuire in modo costruttivo alla vita scolastica?
  • Come possiamo evitare che la rappresentanza dei genitori si riduca alla semplice trasmissione di richieste o problematiche, valorizzandone invece il ruolo nella costruzione di una comunità più partecipata e corresponsabile?
  • Quali relazioni abbiamo costruito con il territorio e con la comunità civile ed ecclesiale?
  • Quali iniziative potrebbero aiutare a far sentire maggiormente studenti, famiglie e docenti parte di una stessa comunità?

Per un confronto con i genitori: “Che cosa potrei fare io, concretamente, per contribuire alla vita della comunità scolastica?” E, per chi assume un ruolo di rappresentanza: “Di quale formazione e di quali strumenti avrei bisogno per svolgere questo compito come un vero servizio alla comunità?”

3. GENERARE FUTURO

Il futuro dei nostri ragazzi sarà sempre più segnato dall’intelligenza artificiale e dalle tecnologie digitali. La sfida non consiste soltanto nell’imparare a utilizzare questi strumenti, ma nel chiederci quale idea di persona e di società vogliamo costruire attraverso di essi.
L’AI può ampliare le nostre possibilità, ma non può sostituire la relazione educativa: un algoritmo non conosce una storia personale, non incontra un volto, non custodisce una fragilità.

Alcuni possibili stimoli:

  • Quali dimensioni dell’educazione rischiano di essere impoverite da un uso esclusivamente tecnologico della relazione?
  • Che cosa significa oggi educare al discernimento nell’epoca dell’intelligenza artificiale?
  • Quali competenze propriamente umane dobbiamo coltivare maggiormente: empatia, responsabilità, creatività, capacità critica, relazione?
  • Come affrontare con gli studenti i temi della privacy, dei dati e del potere delle grandi piattaforme digitali?
  • Se anche dati, algoritmi e strumenti digitali sono diventati forme di “bene”, come possiamo educare alla loro condivisione e al loro utilizzo secondo criteri di giustizia e di bene comune?

Per un confronto con i docenti: “Qual è il contributo dell’educatore umano che nessun algoritmo può sostituire?”

Sentinelle dell’umano

I tre assi del Manifesto convergono in una immagine che il Consiglio Nazionale ha scelto di affidare a tutte le nostre scuole: quella dell’educatore come “Sentinella dell’umano”. La sentinella è colui che veglia, custodisce e si accorge per primo di ciò che sta accadendo. È una bella immagine della responsabilità educativa: saper vedere ciò che rischia di diventare invisibile, ma anche riconoscere ciò che sta nascendo e ha bisogno di essere accompagnato. Per questo vi proponiamo di portare il Manifesto nei primi incontri dell’anno attraverso una domanda semplice: Di che cosa abbiamo bisogno di prenderci cura, oggi, nella nostra scuola, perché l’umano possa fiorire?

La domanda può essere rivolta ai docenti, ai genitori e, con linguaggi adeguati all’età, anche agli studenti. Dalle risposte potranno nascere occasioni di dialogo, formazione e magari anche scelte concrete da inserire nella progettazione della scuola.
Il nostro auspicio è che il Manifesto 2026 non rimanga un testo da conservare, ma diventi un percorso da vivere: per custodire l’umano, ricostruire comunità e generare un futuro nel quale la persona continui a essere al centro.

Buon cammino e buon anno scolastico a tutti.

Il Consiglio Nazionale FIDAE ETS
Trani, 23 agosto 2026 – 80° anniversario della fondazione FIDAE

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